Focsiv, premiati progetti di sviluppo rurale e inclusione sociale

Vatican News

Dal Kenya al Guatemala tante le attività insignite oggi a Roma del riconoscimento indetto dalla sigla del volontariato internazionale

di Cosimo Graziani

Lo sviluppo rurale e la sicurezza alimentare nella regione di Manduria, in Kenya, e l’inclusione sociale e lavorativa dei giovani disabili in Guatemala. Queste le aree di intervento dei due progetti vincitori ex-aequo della edizione 2023 del premio Progetto di Cooperazione internazionale di Focsiv, la federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana, svoltosi questa mattina nella sala Musumeci della facoltà di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre. Un premio giunto alla trentesima edizione, dedicato quest’anno al tema “Cooperazione è cambiamento per lo sviluppo”. I progetti premiati sono stati dunque “Building Our Future” della ong Accri e “Alma de Colores Guatemala” dell’associazione Coe. Accri in Africa ha lavorato per lo sviluppo rurale e la sicurezza alimentare nella regione di Manduria in Kenya, dove sono state costruite strutture per la raccolta e la gestione delle risorse idriche; mentre Coe in America centrale ha lavorato sull’inclusione lavorativa e sociale di giovani adulti affetti da disabilità nella zona di San Juan La Laguna e del lago Atitlán.

L’evento è proseguito con la consegna degli altri premi sul volontariato di Focsiv: il premio Società civile del sud, il premio Servizio civile universale e infine il premio Difensore dei diritti umani. Il premio per la Società civile del sud è stato vinto dall’Associazione El Amane Pour Le Developpement De La Femme, presieduta dall’attivista marocchina Halima Oulami. L’associazione ha come obiettivo la promozione dei diritti delle donne e la lotta contro la violenza domestica, ed è impegnata da 22 anni in progetti di difese dalle giovani donne nel quartiere più povero di Marrakesh, Sidi Youssef Ben Ali.

Per il Servizio civile è stato premiato il giovane avvocato penalista Michele Scolari per la sua attività durante il servizio civile da lui svolto in Camerun, dove ha lavorato a progetti per l’inserimento nel tessuto sociale di giovani ex detenuti. Il premio Difensore dei diritti umani, infine, è andato all’associazione ResQ People, nata nel 2019 su iniziativa di vari professionisti mossi dalla necessità di salvare vite nel Mediterraneo e dalla necessità di raccontare in maniera veritiera il fenomeno della migrazione tra Europa e Africa.

Durante l’evento c’è stato spazio per la lettura della testimonianza di due operatrici dei Caschi Bianchi, e per l’intervento della presidente di Focsiv, Ivana Borsotto. Nell’evento anche alcune dichiarazioni istituzionali, come quelle del ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale italiano, Antonio Tajani, intervenuto tramite una nota con la quale si è soffermato sul tema del Mediterraneo come luogo di dialogo, pace e cooperazione e sulle attività dell’Italia in Africa.

Un panel dei lavori — intitolato “Come comunicare il Bene, Comunicare Bene” — è stato moderato dalla giornalista Ilaria De Bonis con gli interventi del vicedirettore editoriale dei media vaticani, Alessandro Gisotti, di Giampaolo Cadalanu, giornalista ed esperto di Paesi africani, e di Laura Silvia Battaglia, giornalista e saggista.

L’intervento di Gisotti è stato incentrato sul ruolo attuale e futuro dell’intelligenza artificiale nel comunicare il bene. «Se i social media in poco tempo hanno cambiato la comunicazione, l’intelligenza artificiale cambia la comunicazione tra le persone», ha evidenziato il vicedirettore editoriale. Comunicare il Bene si unisce in maniera inequivocabile alla comunicazione del Vero e della Verità, un’altra sfida che l’intelligenza artificiale pone a tutto il settore e a tutti i suoi membri. «La vera sfida per il futuro è raccontare la prossimità e le esperienze» — ha detto — perché il fine ultimo del comunicare il Bene è quello di unire; per fare questo il comunicatore deve farsi “buon samaritano” in cui il prossimo è il destinatario della notizia e del messaggio.

La parola poi è passata a Cadalanu, il cui intervento si è incentrato sulla necessità per le ong, sia quelle più grandi che quelle più piccole, di dover agire e comunicare in maniera univoca. «Le ong devono lavorare in gruppo per proporre informazioni che siano universali», ha detto lanciando una proposta: la creazione di una fondazione o un centro studi per dare autorevolezza, solidità e affidabilità al messaggio delle ong impegnate nella cooperazione internazionale.