Enrico Manfredini, 40 anni fa la morte dell'”operaio del Vangelo e della carità”

Vatican News

Vescovo di Piacenza e poi di Bologna, uomo di spiritualità e azione, si è spento il 16 dicembre 1983. Per ricordare l’anniversario della scomparsa, celebrazione comune delle diocesi di Milano, Piacenza Bobbio e Bologna presieduta dal cardinale Zuppi

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“Operaio del Vangelo e della carità”, questa la scritta sulla tomba nella Cattedrale di Bologna che ricorda la figura cristiana e umana di monsignor Enrico Manfredini, che dell’arcidiocesi felsinea fu pastore, scomparso il 16 dicembre del 1983 per un attacco cardiaco. Per ricordare il 40.mo anniversario della morte le diocesi di Milano, Piacenza Bobbio e Bologna si ritroveranno in una celebrazione comune che si terrà sabato 16 dicembre, alle ore 11, nella Cattedrale di Bologna. La celebrazione sarà presieduta dal cardinal Matteo Maria Zuppi e concelebrata dal vescovo di Piacenza Bobbio, Adriano Cevolotto, e dal vescovo emerito della diocesi di Piacenza Bobbio, Gianni Ambrosio.

La vita

Nato a Suzzara (Mantova) il 20 gennaio 1922, Enrico Manfredini con la famiglia si trasferisce giovanissimo a Milano e nel 1934 entra in seminario dove incontra don Luigi Giussani, che fonderà Comunione e liberazione: con lui Manfredini condivide la passione per Cristo e una profonda amicizia che durerà per tutta la vita. Viene ordinato sacerdote il 26 maggio 1945. Viceparroco a Monza e poi a Lambrate, si laurea in filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore nel 1951. Assistente diocesano degli uomini di Azione Cattolica fino al 1958, è poi delegato arcivescovile per l’Azione Cattolica.

Il ricordo del cardinale Martini

Uomo di profonda spiritualità e di azione, “l’arcivescovo Montini – scriveva il cardinal Carlo Maria Martini nel ricordare Manfredini all’indomani della sua morte – vedeva in don Enrico la capacità di esprimere le Sue tensioni apostoliche e sociali”. In quel primo periodo di lavoro nel Milanese “viene istituita la Commissione per la Famiglia, vengono potenziati i movimenti culturali ed avviata un’azione evangelizzatrice nella città di Milano e nelle zone periferiche, realtà dalla quale noi, ancora oggi, dobbiamo imparare e prendere esempio e stimolo”.

Parroco uditore al Concilio

Nel 1963 il cardinal Montini nomina Manfredini prevosto di San Vittore a Varese. In tale veste viene ammesso al Concilio Vaticano II, come “parroco uditore”: per don Enrico è l’occasione per conoscere i vescovi dell’Uganda e il calvario di quel Paese e scoprire la Chiesa missionaria, interiorizzandone il valore. Da quel momento cambia anche il suo sguardo sulla “Chiesa particolare” non più limitata dai confini amministrativi di una parrocchia o diocesi, ma aperta al mondo.

Lo stesso zelo pastorale don Enrico la porta a Varese quando nel 1962 è nominato prevosto della basilica di San Vittore. Ancora oggi a Varese sono attive e operative diverse realtà impegnate nel sociale e nella pastorale che sono state nate grazie alla sua passione, tra cui l’iniziativa dell’Adorazione perpetua che si tiene nella chiesa di San Giuseppe.

Monsignor Manfredini a Bologna

Con Paolo VI in Uganda

Il 31 luglio 1969 Papa Paolo VI decide che sia don Enrico ad accompagnarlo nel suo viaggio in Uganda: è il primo viaggio di un papa in Africa. Il 4 ottobre 1969 Paolo VI lo nomina vescovo di Piacenza: la cerimonia presieduta dal cardinal Colombo si svolge il 4 novembre nel Palazzetto dello sport di Varese alla presenza di 5000 persone, 17 vescovi (tra cui gli ugandesi monsignor Asili e monsignor Kihagire che vuole al suo fianco nella processione di ingresso) e 72 sacerdoti.

Vescovo appassionato

A Piacenza arriva un vescovo appassionato, che ha maturato importati esperienze pastorali a livello parrocchiale ma anche a livello di Chiesa universale e si porta da Varese un collaboratore laico, Vittorio Pastori, al quale affida l’incarico di economo diocesano e del seminario (forse il primo caso in Italia di amministratore laico in una diocesi).

Monsignor Manfredini per tredici anni svolge nella Diocesi piacentina una intensissima attività pastorale. Oltre che per l’attenzione alla famiglia e al mondo della cultura, la sua azione pastorale si caratterizza per l’apertura universalistica: promuove numerose iniziative e sostiene movimenti di collaborazione con le missioni e con i Paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa e in America Latina. Sente l’urgenza di testimoniare l’amore di Cristo ai poveri e di annunciare il nome di salvezza ai lontani.

L’opera a Piacenza

A Piacenza monsignor Enrico contribuisce alla nascita e sostiene realtà tuttora presenti e operative: la Caritas, l’Istituto “La casa” per la pastorale familiare con accanto il Consultorio e il Servizio di aiuto alla vita, il Germoglio (cooperativa sociale), l’AS.SO.FA. (associazione a sostegno dei disabili e delle loro famiglie), l’Istituto culturale Berti, la Scuola di teologia per i laici, la Consulta dei giovani, l’ong Africa Mission Cooperazione e Sviluppo per il sostegno all’opera missionaria, l’associazione “La Ricerca” per l’aiuto ai tossicodipendenti. Senza dimenticare la cura riservata alla Cattedrale (appena arrivato, la fa dotare di illuminazione e riscaldamento) e l’adorazione eucaristica in San Donnino.

Pastore di Bologna

Il 18 marzo 1983 il Papa Giovanni Paolo II lo nomina arcivescovo di Bologna. Come nel suo stile Manfredini inizia da subito ad incontrare le varie realtà diocesane, approfondisce le problematiche, inizia a studiare la strategia di pastorale da proporre al Consiglio. In pochi mesi conquista la stima e la fiducia di quanti lo incontrano, soprattutto dei giovani, che sentono in lui un “uomo nuovo”.

Il 16 dicembre 1983 muore improvvisamente per un attacco cardiaco. Il suo esempio e le sue esortazioni rimangono ancora oggi nei cuori di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e lavorargli accanto e di quanti hanno potuto conoscerlo solo attraverso i suoi scritti.