Don Corgnali, una vita spesa per la Chiesa e per la sua gente

Vatican News

Si sono tenute questo pomeriggio a Tarcento, Udine, le esequie del sacerdote e giornalista scomparso domenica all’età di 77 anni. Da qualche settimana era in ospedale dopo la scoperta di una grave malattia. Direttore del Centro comunicazioni sociali della diocesi e presidente della FISC, è stato protagonista della rinascita del Friuli nel posto terremoto. Di lui, nell’omelia, l’arcivescovo Mazzocato ha sottolineato: aveva un cuore capace di soffrire con gli altri e una fede robusta

Adriana Masotti – Città del Vaticano

Lascia un grande vuoto nella Chiesa e tra la gente in Friuli la morte, domenica 21 gennaio, di don Duilio Corgnali, sacerdote e giornalista brillante, fortemente impegnato nella vita della Chiesa locale e in tante battaglie per la sua terra, anima, come spesso è stato definito, della ricostruzione morale delle comunità dopo il sisma del 6 maggio 1976 di cui furono segno, tra l’altro, la nascita dell’Università a Udine e il riconoscimento del friulano quale lingua minoritaria per cui tanto si spese. Sostendo con forza l’utilizzo della lingua friulana anche nella liturgia, fu il coordinatore della commissione interdiocesana per la traduzione del Messale romano.

Nel Friuli del dopo sisma e la centralità della comunicazione 

Nato il 26 marzo 1946 a Manzinello, in provincia di Udine, don Duilio Corgnali era stato ordinato sacerdote il 9 ottobre 1971. Il 6 maggio del 1976 si trovava a Roma come studente della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino. Avuta la notizia del terremoto decise di rientrare subito in Friuli, iniziando una stretta collaborazione con l’allora arcivescovo di Udine, monsignor Alfredo Battisti. La comunicazione nella Chiesa era per lui fondamentale: dal 1978 e per 21 anni fu direttore del settimanale diocesano La Vita Cattolica, dal 1993 al 1998 ricoprì anche l’incarico di presidente della FISC, Federazione italiana dei settimanali cattolici. Nel 1993 fu cofondatore dell’emittente diocesana “Radio Spazio”. Dal 1983 al 1996 diresse il Centro diocesano per le comunicazioni sociali e, successivamente, fu nominato vicario episcopale per la cultura. Nel 1992, organizzò la visita di Papa Giovanni Paolo II in Friuli, occasione in cui il Pontefice raccomandava ai friulani nella loro lingua “di tener duro nella fede”. Don Corgnali fu parroco di diverse comunità, sempre attento alla gente e in ascolto delle sue necessità.

Don Corgnali e monsignor Battisti con Papa Giovanni Paolo II

Mazzocato: riconoscenti per tutto ciò che ha donato

“Il funerale sia anche una festa per un amico che va…. eppure ci resta compagno”. Don Duilio Corgnali lo ha scritto nel suo testamento. Ma “non è proprio facile fare festa” oggi, dice monsignor Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine, prendendo la parola ai funerali del sacerdote presieduti nel primo pomeriggio a Tarcento, una delle sue parrocchie. “E’ stata una grazia aver avuto don Duilio come compagno di strada per un tratto più o meno lungo”, afferma l’arcivescovo, parlando di “lacrime di riconoscenza per tutto ciò che ha donato personalmente ad ognuno di noi, alle comunità di cui è stato pastore, alla sua amata Chiesa diocesana e al suo, ugualmente amato, Friuli”. La fede però, prosegue, ci fa andare oltre l’oscurità della morte e ci fa credere che la comunione con “un amico che va” rimane e per quell’amico è possibile pregare per chiedere la misericordia del Signore rendendo testimonianza in suo favore. “Vogliamo quasi garantire che, da come l’abbiamo conosciuto, don Duilio merita di essere accolto nell’abbraccio della divina Misericordia – prosegue l’arcivescovo – perché è stato un sacerdote che, pur con i limiti e i difetti di ogni uomo, ha voluto spendere la propria vita e il proprio ministero per la Chiesa, per la sua terra e per le persone a lui affidate”.

Una morte affrontata con consapevolezza e serenità

Monsignor Mazzocato torna quindi al testamento lasciato da don Corgnali da cui traspare, afferma, un cuore “capace di amare intensamente i fratelli e di soffrire con loro (…) e una fede robusta”. “La sua ordinazione sacerdotale – sottolinea – è stata per lui una consacrazione totale e appassionata alla Chiesa. Una simile passione l’ha vissuta per il suo Friuli, incarnandosi nella sua cultura e nelle sue prove, come quella severa del terremoto”. Monsignor Mazzocato prosegue con due ricordi personali: la prima visita in ospedale fatta al sacerdote in cui don Duilio lo ha accolto con serenità: “Ora è tempo di dire Nunc dimittis servum tuum Domine (Ora lascia che il tuo servo vada in pace), gli dice aggiungendo: “Questa preghiera mi sale spontanea dal profondo di me stesso”. Il secondo ricordo si riferisce alla celebrazione recente della Cresima concelebrata proprio a Tarcento. Vedendo il duomo affollato, Corgnali aveva commentato: “Che soddisfazione vedere qui tutta questa gente. Magari fosse sempre così!”, svelando con queste parole, conclude l’arcivescovo, un cuore “che palpitava con il cuore di Gesù; che godeva quando vedeva riunite le sue pecore e soffriva quando le vedeva allontanarsi”.

Don Corgnali a Radio Vaticana: Dio non abbandona mai

Personalmente avevo conosciuto don Duilio Corgnali in un periodo di collaborazione con La Vita Cattolica e avevo avuto modo di apprezzarlo. Più tardi, sono state molte le interviste realizzate con lui per Radio Vaticana, sull’esperienza della ricostruzione vissuta in Friuli, considerata modello per altre analoghe circostanze drammatiche seguite in Italia, e sul suo ruolo di presidente della FISC.  Nel maggio 2016, a 40 anni dal sisma, alla mia domanda sul ruolo della Chiesa friulana nel periodo del terremoto, aveva risposto: “I preti erano fortemente radicati nella cultura del loro popolo. È stata una pagina straordinaria di vita ecclesiale, quella che abbiamo vissuto. Le Messe più belle sono state quelle a cielo aperto, in un campo sportivo, in mezzo alle macerie, in mezzo alle tende o nelle baracche in cui la gente portava il proprio vissuto e lo trasfondeva poi nella comunione con Dio e con i fratelli”. E ancora sul dolore delle comunità in quegli anni e sui “frutti” successivi affermava: “Il terremoto è stato per il Friuli un far emergere quello che era nel profondo della coscienza del popolo friulano: la sua identità culturale, le sue tradizioni, la sua lingua. Non c’erano le case, non c’erano le chiese, ma restavano le radici profonde con le caratteristiche di questo popolo, che ha da sempre avuto un grande senso di responsabilità, una grande concretezza, ma anche una grande fede in un Dio che non abbandona, ma che accompagna anche nei momenti più difficili della vita”.

Don Corgnali