Diversità culturale, quando l’incontro con l’altro è un viaggio dentro noi stessi

Vatican News

La Giornata mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo, che si celebra ogni anno il 21 maggio, ricorda non solo la ricchezza delle culture del mondo, ma anche il ruolo essenziale del dialogo interculturale per il raggiungimento della pace e dello sviluppo sostenibile. Teresa Albano: “Aprire il cuore a quello che viene percepito come diverso è in realtà un viaggio nella propria identità”

Jessica Jeyamaridas – Città del Vaticano

Accettare e riconoscere il diverso per favorire il dialogo tra civiltà e culture è l’obiettivo della Giornata Mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo, istituita ufficialmente dalle Nazioni Unite nel 2002  e che si celebra ogni 21 maggio.  Un momento di riflessione per sensibilizzare le giovani generazioni sui temi del dialogo e dell’integrazione. Questa celebrazione ricorda che l’accettazione e il riconoscimento della diversità favorisce il dialogo tra civiltà e culture, il rispetto e la comprensione reciproca.

Dialogo, comprensione e cooperazione

Fondato nel 2012, il Centro Internazionale del Dialogo KAICIID è un’organizzazione intergovernativa che ha il mandato di promuovere il dialogo a livello globale per prevenire e risolvere i conflitti, migliorare la comprensione e la cooperazione. Si tratta dell’unica organizzazione intergovernativa con un consiglio di amministrazione composto dai rappresentanti delle principali religioni mondiali. Teresa Albano, responsabile del programma per la regione Europa, afferma: “Quello che rende davvero possibile un dialogo tra persone di culture diverse – spiega – è una genuina curiosità di comprendere l’altro, uno sguardo, un’attitudine, un cuore che si apre all’ascolto e al desiderio di comprendere come l’altro vede il mondo, con rispetto, con curiosità con empatia e con il desiderio di scoprire”.

Ascolta l’intervista a Teresa Albano

La diversità è un bene indispensabile

“La diversità, spesso può generare paura e diffidenza, questo dipende appunto da una serie di precondizioni, l’ambiente famigliare nel quale si è cresciuti, l’ambiente sociale, la narrazione politica e sociale – ricorda Albano – quello che rende possibile la coesistenza pacifica è una forte politica di difesa dei diritti umani e di tutela delle minoranze”. Le principali cause dei conflitti mondiali, d’altronde, hanno una dimensione culturale. La diversità culturale è quindi vista come una forza trainante dello sviluppo, non solo per quanto riguarda la crescita economica, ma anche come mezzo per condurre una vita intellettuale, emotiva, morale e spirituale soddisfacente.

L’immigrazione e l’integrazione

 Secondo recenti studi condotti dal Parlamento Europeo tra i motivi principali di questo fenomeno vi sono fattori socio-politici come persecuzioni etniche, religiose, razziali, politiche e culturali, che spingono le persone a scappare dal proprio Paese. Fattori come l’invecchiamento o la crescita della popolazione possono influire sia sulle opportunità lavorative nei Paesi d’origine sia sulle politiche d’immigrazione nei Paesi di destinazione. Lo studio mostra che l’immigrazione demografica ed economica è legata piuttosto alle scarse condizioni di lavoro, agli alti tassi di disoccupazione e allo stato generale dell’economia di un Paese. Tra i fattori di attrazione ci sono salari più alti, maggiori possibilità di lavoro, miglior qualità di vita e opportunità. Teresa Albano ricorda infatti, che la migrazione è composta da due componenti, una visibile e una invisibile: “Quella visibile sono appunto le politiche, che consentono alla migrazione di svolgersi in maniera regolamentata, sana e flessibile. Dall’altra parte ci vuole una componente invisibile, che guarda al migrante come una persona di valore, qualcuno che porta un valore aggiunto. Quindi – conclude l’Albano – è dalla combinazione di queste componenti che si può creare un ambiente che consenti all’integrazione di avvenire”. Secondo la responsabile della regione Europa del KAICIID l’immigrazione deve essere vista come un contributo positivo allo sviluppo delle società di accoglienza, perché è da una migrazione legale e ben regolamentata che l’integrazione può avvenire in maniera efficace ed efficiente.

L’identità nel dialogo interculturale

“Aprire il cuore a quello che viene percepito come diverso è in realtà un viaggio nella propria identità perché colui che è difronte a noi in realtà ci consente di far risuonare all’interno di noi parti di noi stessi ancora probabilmente poco esplorate”, dice Teresa Albano, che sottolinea in questo modo come sia un’illusione pensare che “l’identità sia monolitica e univoca, il genere umano è un ‘condominio’, perché l’essere umano nella vita ricopre molteplici identità che rendono possibile incontrare l’altro su tanti piani diversi”.