Chiesa Cattolica – Italiana

De Mendonça: nel mondo diviso lo spirito olimpico è un valore di fraternità

Presentato questa mattina il convegno internazionale di sport e spiritualità “Mettere la vita in gioco”, organizzato dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione e dall’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede, che si svolgerà dal 16 al 18 maggio a Roma. A concluderlo una staffetta della fraternità al Circo Massimo aperta a tutti

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Osservare lo sport, capire perché è così popolare, identificarne i rischi, valutare la sua rilevanza per la costruzione di una società più fraterna, tollerante ed equa e discernere in che modo Dio si manifesta in tale ambito: questo si propone il Convegno internazionale su Sport e Spiritualità “Mettere la vita in gioco”, presentato stamani nella Sala Stampa della Santa Sede e che si svolgerà dal 16 al 18 maggio a Roma, nell’Auditorio di San Luigi dei Francesi e al Circo Massimo. Lo ha spiegato il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, che assieme all’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede ha organizzato l’evento. Il porporato ha ricordato che più volte Papa Francesco ha definito l’impegno nello sport “una chiamata ad aspirare alla santità” e che in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport il Pontefice  ha detto di considerare un allenamento “chiedere ogni giorno a Dio ‘Che cosa vuoi che faccia, che cosa vuoi della mia vita?’ Domandare a Gesù, confrontarsi con Lui come con un allenatore”. Circa il legame tra sport e cristianesimo, il porporato ha fatto notare che il motto olimpico citius, altius, fortius, più veloce, più alto, più forte, introdotto cento anni fa ai Giochi Olimpici di Parigi del 1924, è stato ideato da un frate domenicano Henri Didon e proposto, poi, a Pierre de Coubertin, fondatore dei Giochi Olimpici moderni. “La Chiesa non vuole controllare lo sport o creare uno sport alternativo, ma umanizzarlo attraverso una visione cristiana dello sport”, ha aggiunto, affermando che “si tratta di un bellissimo esercizio di ‘sinodalità sportiva’”.

Dall’ideale olimpico una speranza per l’umanità

Nel suo intervento, l’ambasciatrice di Francia presso la Santa Sede, Florence Mangin, ha evidenziato che “nell’attuale contesto di guerre”, l’olimpismo – definito dalla Carta Olimpica filosofia di vita, che coinvolge le qualità del corpo, della volontà e della mente, che mescolando sport, cultura ed educazione vuole creare uno stile di vita, basato anche “sul rispetto dei principi etici fondamentali universali” – è prima di tutto “un messaggio di pace e l’impegno della Chiesa universale, come quello della Francia, è essenziale”. A proposito dello scenario internazionale, dove è alta l’attenzione nei riguardi dei conflitti in Medio Oriente e nell’Europa dell’Est, rispondendo alle domande di alcuni giornalisti sul significato della tregua olimpica oggi, il cardinale Tolentino de Mendonça ha affermato che si tratta di un esempio concreto dello spirito olimpico, una delle sue espressioni, perché gli atleti giungono dai cinque continenti per essere insieme, competere, incontrarsi e migliorare l’orizzonte delle speranze nel mondo, e se ci sono contingenze storiche l’ideale olimpico resta valido e può far riflettere, mentre dal laboratorio culturale e di umanità che i Giochi rappresentano possono nascere segni di collaborazione e di accettazione.

Il programma del convegno

Attraverso il convegno si vuole “vedere lo sport oltre lo sport”, ha precisato il professor Emanuele Isidori, docente di Filosofia dello Sport dell’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”, “valutarne il potenziale pedagogico e, soprattutto, approfondirne la rilevanza spirituale”. Insomma, l’iniziativa si propone di offrire un’analisi poliedrica dello sport, affrontando nella prima giornata, il 16 maggio, il rapporto tra Chiesa e Sport, “attraverso la condivisione della testimonianza di atleti di alto livello e di alcune esperienze pastorali concrete che mettono lo sport al servizio del Vangelo e il Vangelo al servizio dello sport”. Nella seconda giornata si approfondirà il tema “Uomo e Sport”, “attraverso la riflessione di un gruppo di relatori altamente qualificati provenienti da università italiane e francesi, che discuteranno dello sport in termini di rilevanza pedagogica, filosofica, sociologica e teologica”, mentre il 18 maggio sarà dedicata a un evento sportivo di solidarietà: la staffetta della fraternità, “per mostrare alla società civile la rilevanza sociale dello sport stesso”. A descrivere la terza giornata, aperta a tutti e ospitata al Circo Massimo, Alessandro Tappa, membro del Consiglio direttivo di “Sport senza Frontiere”, onlus che utilizza lo sport come strumento di inclusione sociale dando l’opportunità di praticarlo in particolare minori in condizione di disagio socioeconomico e a rischio di esclusione ed emarginazione. Le iscrizioni all’appuntamento sportivo, al quale dovrebbe prendere parte anche una rappresentanza vaticana, finanzieranno le attività dell’organizzazione no profit e in particolare il Progetto Joy, che include week end nella natura, centri estivi, laboratori e summer camp.

La testimonianza di Arturo Mariani, atleta paralimpico

A parlare della sua proficua esperienza sportiva, Arturo Mariani, atleta paralimpico, calciatore, “con una gamba, non senza, che ha coniato parola “‘proabilità’ per cambiare la percezione delle persone riguardo il concetto di disabilità” utilizzando il prefisso “‘pro’, e perciò a favore delle abilità uniche della persona, e non più ‘dis’ che etimologicamente significa distinzione, separazione, esclusione”, perché ogni persona va vista “come entità spirituale, che attraverso lo sport” e il sacrificio entra in connessione con se stesso e con gli altri. “Se lo sport ci aiuta a capire chi siamo, giocare e allenarci può diventare una forma di preghiera, nel momento in cui ci permette di esprimerci con semplicità e unicità”. Arturo ha realizzato il suo sogno impossibile di giocare a calcio, entrando a far parte della Nazionale Italiana di Calcio Amputati, disputando un mondiale e un europeo, ha fondato l’Academy Proabile, un progetto che intende favorire i ragazzi disabili che hanno difficoltà ad accedere alle attività sportive e promuovere inclusione e rispetto, perchè ogni singola persona sia accettata e accolta indipendentemente dalla sua capacità o disabilità.

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