Czerny: contro la lebbra non bastano le cure, occorre combattere l’emarginazione

Vatican News

Adriana Masotti – Città del Vaticano

“Oltre alle pesanti sfide fisiche associate alla lebbra, la sconfortante realtà dello stigma rimane un grandissimo ostacolo alla salute integrale e alla guarigione”. E’ l’amara considerazione del cardinal Michael Czerny SJ. contenuta nel messaggio per la 69.ma Giornata mondiale della lebbra che ricorre oggi. Il prefetto ad interim del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale si rivolge ai presidenti delle Conferenze episcopali, ai vescovi responsabili della Pastorale della Salute, ai religiosi e alle religiose, agli operatori sociali, sanitari e pastorali, ai volontari e a tutte le persone di buona volontà. Il prefetto cita nel testo alcuni dati che danno la misura del fenomeno: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità attualmente almeno 3-4 milioni di persone vivono “con menomazioni o deformità visibili dovute alla lebbra” e poiché sia “l’etichetta della lebbra che la disabilità che provoca comportano in molte comunità l’esclusione sociale, il numero di persone che sperimentano lo stigma legato alla lebbra è probabilmente ancora maggiore”.

Nessuna malattia può togliere la dignità della persona

Il tema della Giornata mondiale della lebbra di quest’anno, “Uniti nella Dignità”, suggerisce la necessità, osserva il cardinal Czerny, che a tutti questi ammalati venga riconosciuto “il diritto a una vita dignitosa, libera dalla stigmatizzazione e dalla discriminazione legate alla malattia”. Essi, invece, in troppi luoghi sperimentano ancora emarginazione e isolamento e, oltre ai danni fisici, soffrono di ansia, depressione, disagio psicologico, spinte suicide. Il cardinale Czerny cita un passaggio dell’enciclica Fratelli tutti in cui Papa Francesco afferma: “Non possiamo essere indifferenti alla sofferenza; non possiamo permettere che qualcuno attraversi la vita come un emarginato. Invece, dovremmo sentirci indignati, sfidati ad uscire dal nostro comodo isolamento e ad essere cambiati dal nostro contatto con la sofferenza umana. Questo è il significato della dignità”. “Uniti nella dignità” significa, per il porporato, “vedere le cose in modo diverso e agire di conseguenza”. E ricorda l’esempio di Gesù che, come ebbe a dire una volta Papa Francesco, “ha incontrato molti malati; si è fatto carico della loro sofferenza; ha abbattuto i muri dello stigma e dell’emarginazione che impedivano a tanti di loro di sentirsi rispettati e amati”. Da Gesù impariamo che ogni persona umana è preziosa e possiede una dignità che nulla può cancellare.

Ci sono le cure, resta da vincere lo stigma

La pandemia da Covid-19 , si legge ancora nel messaggio, ha reso più difficile l’assistenza sanitaria in generale, ma non bisogna abbassare la guardia sulla dignità delle persone. Se saremo uniti nella dignità troveremo, come singoli e comunità, le vie per riconoscere il valore di ogni persona, specialmente di chi è malato o soffre qualche disabilità. La diagnosi precoce e le cure a disposizione ci permettono oggi di rispondere con successo alla sfida della lebbra, conclude il cardinale Czerny, il compito “che ci rimane ora è di andare avanti uniti nella dignità, nella speranza di vedere presto in declino anche lo stigma e la discriminazione”.