COP27, Parolin: poco tempo per correggere la rotta, questa opportunità non va sprecata

Vatican News

Antonella Palermo – Città del Vaticano

È sulla interconnessione tra cambiamenti climatici, approvvigionamento idrico e alimentare, povertà e migrazioni che si concentrati gli interventi di oggi del segretario di Stato cardinale Pietro Parolin alla COP27, aperta ieri a Sharm el-Sheikh. L’avvertimento che, a nome di Papa Francesco, il porporato porta al summit internazionale è che è necessario cogliere questa ulteriore opportunità per “affrontare seriamente” i quattro pilastri dell’Accordo di Parigi: mitigazione, adattamento, finanza e perdite e danni. Pilastri che, osserva, sono “una questione di equità, giustizia ed equità”. 

L’impegno della Santa Sede a raggiungere emissioni zero entro il 2050      

Alla XXVII Sessione della Conferenza delle Parti – la prima a cui la Santa Sede partecipa come Stato parte sia della Convenzione che dell’Accordo di Parigi – il segretario di Stato riprende l’auspicio del Papa in Bahrein: che la COP27 sia un passo avanti per “scelte concrete e lungimiranti, intraprese pensando alle giovani generazioni, prima che sia troppo tardi e il loro futuro sia compromesso”. E ricorda inoltre l’annuncio che il Pontefice fece nel 2020 assumendo l’impegno da parte della Santa Sede di raggiungere l’obiettivo di emissioni nette zero entro il 2050, rispondendo a due livelli, intensificando gli sforzi per migliorare la propria gestione ambientale, e promuovendo l’educazione all’ecologia integrale. “Infatti – precisa ancora – le misure politiche, tecniche e operative non sono sufficienti, ma devono essere combinate con un approccio educativo che promuova nuovi stili di vita, favorendo un rinnovato modello di sviluppo e sostenibilità basato sulla cura, la fraternità e la cooperazione”.

Gli Stati aumentino disponibilità e flessibilità per la migrazione regolare

Il cardinale Parolin parla di “crisi socio-ecologica” e ne parla con tono sì preoccupato ma anche evidenziando che stiamo vivendo “un momento propizio per la conversione individuale e collettiva e per decisioni concrete che non possono più essere rimandate”.  Scandisce: “Abbiamo il dovere morale di agire concretamente per prevenire e rispondere agli impatti umanitari sempre più frequenti e gravi causati dai cambiamenti climatici”. Il riferimento è al crescente fenomeno degli sfollati migranti. L’appello è rivolto ai governi internazionali: anche quando gli sfollati non hanno accesso alla protezione internazionale, “gli Stati non possono prescindere da soluzioni tangibili, anche nei settori dell’adattamento, della mitigazione e della resilienza”. Il focus è indicato nell’importanza di “riconoscere la migrazione come forma di adattamento”: da qui la necessità di aumentare la disponibilità e la flessibilità dei percorsi per la migrazione regolare.

Dobbiamo essere responsabili, coraggiosi e lungimiranti

Il pensiero del porporato va poi alla pandemia da Covid-19 e ai conflitti in tutto il mondo che, avverte, “rischiano di minare la sicurezza globale, di esacerbare l’insicurezza alimentare, di mettere a repentaglio il multilateralismo e persino di mettere in ombra i nostri sforzi qui a Sharm el-Sheikh”. Il segretario di Stato evidenzia ancora: “Non possiamo permettere che questo accada. Paesi strutturati in blocchi isolati e insostenibili non aiutano la causa che resta planetaria, osserva il cardinale Parolin, il quale invita a cogliere questo frangente come momento per mettere in campo una solidarietà internazionale e intergenerazionale. “Dobbiamo essere responsabili, coraggiosi e lungimiranti non solo per noi stessi, ma anche per i nostri figli”.

Ricordando il Messaggio che l’anno scorso Francesco inviò alla COP-26 di Glasgow – in cui le conseguenze del cambiamento climatico sono paragonate a quelle derivanti da un conflitto globale – il segretario di Stato insiste sull’urgenza che la volontà politica sia guidata dalla consapevolezza che o vinciamo insieme o perdiamo insieme. L’ammissione è che la strada per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi è complessa e che si ha sempre meno tempo a disposizione per correggere la rotta. L’occasione di questi giorni di confronto non va sprecata nemmeno in ordine alla considerazione degli aspetti non economici dei danni, come la perdita del patrimonio e delle culture. Si tratta di qualcosa di non trascurabile in merito al quale, dice, abbiamo molto da imparare dai popoli indigeni. 

Non ignorare il legame diretto tra crisi alimentare e crisi climatica

Alla Tavola rotonda di alto livello sulla “Sicurezza dell’acqua”, il porporato si è soffermato sulla considerazione che il cambiamento climatico mette a rischio i cicli idrici globali. L’appello in questo caso è che la sicurezza idrica possa avere un ruolo essenziale nelle politiche climatiche e sia inclusa nelle strategie climatiche nazionali. Il cardinale Parolin ha posto inoltre all’attenzione che la scarsità d’acqua e l’inquinamento sono in aumento e colpiscono le popolazioni più povere. Di conseguenza, anche la malnutrizione tocca livelli assai gravi soprattutto per i bambini.

Urgenti nuovi approcci integrati e impegni potenziati

Il porporato ha auspicato che la sicurezza idrica sia inclusa nelle strategie climatiche nazionali. La convinzione è che c’è bisogno di cambiamenti nella gestione dell’acqua, compreso un uso equo delle risorse idriche e una distribuzione più intelligente dell’acqua per i sistemi alimentari. “Sono urgentemente necessari – ha affermato – nuovi approcci integrati e sforzi rafforzati”. Tra le azioni mirate proposte per affrontare queste sfide: migliorare la gestione dell’acqua in agricoltura; armonizzare la condivisione dell’acqua e i diritti idrici lungo i sistemi idrici transfrontalieri, rendendoli patrimonio della comunità anziché fonte di conflitto; ridurre le perdite e gli sprechi di acqua e cibo; affrontare le disuguaglianze sociali nei collegamenti acqua-nutrizione e nel facilitare l’accesso al ‘wash’; migliorare la qualità dei dati e il monitoraggio dei collegamenti tra acqua e sistema alimentare, sfruttando le innovazioni tecnologiche.

Tutti concetti espressi dal segretario di Stato anche nell’ambito della Tavola rotonda sulla “Sicurezza alimentare”. Anche qui è stato evidenziato il profondo legame fame nel mondo, guerre, crisi climatiche, perturbazioni del mercato, disuglianza. Un ciclo vizioso che è urgente spezzare. Le azioni proposte hanno riguardato la gestione sostenibile del territorio, la diversificazione della produzione agricola, l’empowerment dei vulnerabili, una protezione sociale promossa da società civile e comunità religiose. Un’ulteriore buona pratica da implementare maggiormente è la riduzione degli sprechi alimentari e delle emissioni di gas serra così come l’inclusione dei sistemi alimentari nel finanziamento del clima su scala.