Colombia, l’arcivescovo Rueda: “Fermate le guerre, i massacri e le uccisioni”

Vatican News

Michele Raviart – Città del Vaticano

“Crediamo nella dura strada del dialogo, che è un’arte difficile. Ci sono alternative alle soluzioni militariste e devono essere accompagnate dall’impegno per un vero sviluppo umano integrale”. Ad affermarlo è monsignor Luis Josè Rueda Aparicio, arcivescovo di Bogotà e presidente della Conferenza episcopale colombiana, che la settimana scorsa ha concluso la 112° assemblea plenaria. Mentre si avvicinano le elezioni legislative e presidenziali, alcune zone del Paese sono ancora preda dei trafficanti di droga e dei gruppi insurrezionalisti, oltre a vivere una condizione di corruzione e povertà. “C’è molto spargimento di sangue, molti morti, molti civili che hanno perso la vita”, ha raccontato il presule ad Alina Tufani, della redazione in lingua spagnola di Vatican News.

Un momento di responsabilità

“Abbiamo invitato tutti i colombiani ad assumersi la responsabilità di questo momento cruciale per la democrazia della Colombia”, ha spiegato monsignor Rueda e, “in un appello alla speranza”, “abbiamo chiesto ai candidati di assumersi la responsabilità di servire il bene comune, di non lasciarsi corrompere e di non generare odi che genereranno anche, come conseguenza, più guerra e più violenza tra i colombiani”.

“C’è una catena di morte in Colombia che va avanti da molti decenni”

Chiesto un cessate il fuoco

La Chiesa colombiana si è proposta più volte come mediatrice in vari momenti critici, invitando al dialogo soprattutto con il governo e le parti in conflitto. Venerdì scorso le istituzioni cattoliche e le organizzazioni internazionali hanno chiesto al governo un cessate il fuoco e ribadito l’importanza di proteggere la popolazione civile, mentre i vescovi hanno chiesto anche un incontro con il presidente della Repubblica, Duque. “Abbiamo chiesto a tutti i gruppi armati che sono in conflitto nel nostro Paese di fermare la guerra, di fermare i massacri, di fermare le uccisioni, di permetterci di vivere un processo democratico di riconciliazione e di pace”, ha sottolineato l’arcivescovo di Bogotà. “Abbiamo anche detto al governo di non risparmiare nessuna possibilità di dialogo affinché questa dolorosa situazione nel nostro paese possa trovare una soluzione razionale, rapida e stabile”.

La popolazione vittima degli scontri

“Non accettiamo l’ideologia della guerra”, sono state le parole del presidente della conferenza episcopale al termine dell’assemblea. “C’è una catena di morte in Colombia che va avanti da molti decenni”, ha spiegato Rueda. Da un lato, il traffico di droga, che ha fatto della Colombia un luogo di produzione, consumo, trasformazione e anche esportazione di coca in Europa e negli Stati Uniti. “Con questo denaro, il narcotraffico compra armi e con queste armi lavora attraverso gruppi, sia paramilitari che guerriglieri, che fanno molti danni e che mettono la popolazione civile in mezzo agli scontri. Tutto per impossessarsi del prodotto del narcotraffico, ma anche per impossessarsi dei territori dove vivono i contadini, gli indigeni, gli afroamericani, i più poveri.  Perciò il nostro forte appello è quello di fermare la guerra, di rispettare il diritto internazionale umanitario e di eliminare ogni forma di conflitto per poterci incontrare, riconciliare, sognare e lavorare per una Colombia possibile, praticabile, riconciliata, che rispetti la vita e la pace”.

Riconciliazione e incontro

“Dobbiamo ascoltare la popolazione civile di questi territori, colpita da un conflitto feroce e profondo che sta togliendo loro la terra e la vita”, ha aggiunto il presule, “ma è anche necessario che tutte le comunità svolgano un ruolo di primo piano”. Noi come Chiesa – i sacerdoti, la vita consacrata, i laici, il popolo di Dio in pellegrinaggio in Colombia – crediamo e speriamo in una maggiore possibilità di riconciliazione, di incontro. Papa Francesco l’ha detto: o siamo tutti fratelli o affondiamo tutti”.

I giornalisti missionari della verità

Durante l’Assemblea, è stata sottolineata l’importanza del ruolo dei giornalisti. “Hanno una grande responsabilità”, ha ricordato monsignor Rueda, “ci siamo incontrati con loro qui nella sede della Conferenza Episcopale e abbiamo potuto dialogare e alla luce del messaggio del Santo Padre, li abbiamo invitati ad essere missionari della verità, ad essere missionari della speranza, ad essere servitori di una vita possibile in Colombia. Sanno la grande responsabilità che hanno, per evitare ogni odio, ogni risentimento, perché queste elezioni si svolgano nella verità e perché sappiano che, con la comunicazione in tutti i media, possono aiutarci a cercare il bene comune di tutti i colombiani”.

Il cammino sinodale

Tra i temi affrontati durante la plenaria, anche il percorso sinodale della Chiesa colombiana. “Comunione, partecipazione e missione” è stato infatti il tema dell’assemblea dei vescovi. Il nostro “è un ponte di piena e totale comunione con Papa Francesco”, spiega monsignor Rueda. “Abbiamo fatto ogni sforzo per attuare nelle diocesi e nei vicariati apostolici del nostro paese consultazione e ascolto, cercando di essere sinodali fin da subito”. Un percorso d’ascolto che necessitava anche di un coinvolgimento tra gli stessi vescovi: “Ci siamo dovuti riunire per poter assumere questo spirito sinodale a partire dalla nostra missione specifica e dalla nostra condizione di servitori del ministero pastorale”, ha così concluso l’arcivescovo di Bogotà.