Cina: l’emergenza Covid aumenta la preoccupazione globale

Vatican News

Gabriele Rogani – Città del Vaticano

A partire dalla seconda metà di dicembre la Cina ha dovuto fronteggiare la prima delle tre ondate di Covid previste in questo inverno. Per comprendere la gravità dello scenario, basti pensare a come sia repentinamente diventata grave la situazione soprattutto a Pechino, dove la carenza di personale sanitario, unita a ospedali sotto stress e ad obitori pieni, ha costretto la capitale cinese a richiedere l’arrivo di medici e infermieri provenienti da altre province. Una situazione drammatica, la cui diffusione è stata favorita dalla revoca delle misure straordinarie, con una domanda di ricoveri nettamente superiore rispetto alla capacità delle stesse strutture sanitarie. Superati i 200 milioni di persone contagiate, ci si interroga in queste ore sulle possibili cause che possono aver generato questa impennata improvvisa: si fa riferimento alla sottovariante “Gryphon”, appartenente alla famiglia Omicron, che, assieme alla revoca delle misure, potrebbe aver giocato un ruolo importante nella grave emergenza che si sta consumando in queste settimane.

Gli Stati Uniti corrono ai ripari

Inizialmente preoccupati per ciò che sta avvenendo in Cina, i più alti funzionari statunitensi hanno iniziato a interrogarsi su quanto stesse avvenendo, dalla revoca a partire dall’8 gennaio della quarantena obbligatoria per gli arrivi dall’estero, passando per l’abolizione del conteggio dei casi da Covid, che si è aggiunta alla limitazione dei criteri con cui vengono rilevati i decessi per Covid. Una serie di elementi che ha condotto il governo americano verso la soluzione più plausibile: per poter sbarcare in terra statunitense, i viaggiatori dalla Cina dovranno presentare un test con risultato negativo, effettuato non più di due giorni prima del viaggio. La norma entrerà in vigore dal 5 gennaio prossimo, e si applicherà a tutti coloro che hanno almeno due anni di età. Il test dovrà essere presentato prima di salire a bordo dell’aereo da tutti i passeggeri, a prescindere da cittadinanza o vaccinazioni effettuate in passato. Il provvedimento è stato annunciato dall’autorità sanitaria statunitense e torna ad adottare in parte requisiti già imposti ad alcuni passeggeri internazionali, in una norma cancellata dall’amministrazione Biden a luglio scorso.

L’UE studia la situazione

Se sul fronte americano sono state attuate determinate contromisure, fino a questa mattina è stata più incerta la posizione dell’Unione Europea, che non ha preso alcun provvedimento ufficiale sul tema voli. Tuttavia è recente la notizia per cui gli stati membri dell’Unione avrebbero concordato di mantenere una sorveglianza attiva rispetto alla situazione cinese, convocando il Comitato per la Sicurezza Sanitaria, alla presenza dei rappresentanti dei Ventisette Ministeri della Salute, al fine di trovare una decisione “coordinata” sul tema.

La situazione in Italia

E’ la Toscana la regione italiana in questo momento più colpita dal Covid, con 1.264 nuovi casi registrati oggi: al momento sono 73.468 i positivi registrati nella regione. In merito alla questione voli, l’Italia aveva stabilito di sottoporre a tampone antigenico obbligatorio i viaggiatori provenienti dalla Cina. Le rassicurazioni in Italia sono arrivate dal Ministro della Salute, Orazio Schillaci, il quale ha spiegato come i primi risultati di laboratorio abbiano evidenziato “la circolazione di varianti e sottolignaggi già presenti sul territorio italiano”.

Il tampone prima della partenza una misura ragionevole

“Credo che il tampone prima della partenza sia una misura in questo momento ragionevole, perché consente di avere una stima della percentuale di persone provenienti dalla Cina effettivamente portatrici del virus. Inoltre permette di poter avere dei dati che tranquillizzino rispetto al rischio di una potenziale variante o più pericolosa per i nostri polmoni, o meno coperta dai nostri vaccini”. Così si è espresso ai microfoni di Radio Vaticana – Vatican News Luca Richeldi, professore in Pneumologia dell’Università del Sacro Cuore, che ha poi spiegato come la situazione italiana sia da valutare con ottimismo e come sia un’occasione per ricordare l’importanza della quarta dose di vaccino: “A differenza della popolazione cinese, quella italiana è sì vulnerabile, ma ampiamente protetta dai vaccini. Questa è l’occasione giusta per ribadire quanto sia importante la quarta dose di richiamo per le popolazioni verso cui è indicata”. 

Ascolta l’intervista a Luca Richeldi