Arrivano online i cinegiornali San Paolo degli anni ’50 sulla Chiesa di Pio XII

Vatican News

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Suore missionarie di sant’Anna che nel freddo dell’Alaska giocano a baseball con i ragazzi del catechismo, giovani religiose paoline che in Vespa raggiungono casolari isolati per offrire “Famiglia cristiana” o altra buona stampa, missionari oblati che usano slitte trainate da cani per portare Cristo ad eschimesi e indiani. Ma anche monache di clausura protagoniste di un “udienza invisibile” con Papa Pio XII, che si rivolge a loro attraverso la Radio Vaticana. Sono solo alcuni dei 242 servizi video di 41 numeri dei cinegiornali “Roma nel mondo” realizzati tra il 1955 e il 1960 dalla San Paolo Film, che da oggi tutti possono vedere sul sito del centro di ricerca Cast (Catholicism and audiovisual studies) dell’Università UniNettuno.

Un progetto sui documenti d’archivio su cinema e cattolici

L’iniziativa, promossa dall’università telematica internazionale, presentata nel cortile di Palazzo Borromeo dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede e da Cast, è inserita in un più ampio progetto di “Analisi e valorizzazione della documentazione storico archivistica sul cinema ed i cattolici”, finanziato dalla Siae e dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura italiano.

Il ritrovamento dei cinegiornali nell’Archivio Luce

Come ricorda, dopo il saluto del nuovo ambasciatore Francesco Di Nitto, il fondatore e presidente di Cast, monsignor Dario Edoardo Viganò, vice cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e di quella delle Scienze Sociali, di questi preziosi documenti video, corredati anche da foto, scalette e altra documentazione cartacea, “si era persa completamente traccia”. Nessuno storico del cinema o dei media ne aveva mai parlato, finchè Pier Luigi Raffaelli, l’ideatore, con Tatti Sanguineti, dei progetti “Italia Taglia” e “CineCensura”, ha trovato riferimenti a “Roma nel mondo”, in alcuni visti di censura cinematografica, presso gli archivi della Direzione generale del Ministero dei Beni Culturali, Sezione Cinema. Così ha potuto recuperare il prezioso fondo filmico, depositato in un magazzino dell’Archivio Luce, e ora fa parte del gruppo di lavoro del progetto di Cast.

Piccoli documentari d’attualità sul Papa e la Chiesa nel mondo

I cinegiornali prodotti con cadenza mensile dalla San Paolo Film, spiega monsignor Viganò che modera la presentazione, raccontano le attività del Papa, del Vaticano e dei cattolici nel mondo, con contributi, anche in video, dalla Chiese e dai missionari sparsi nel pianeta. E sono prodotti in stretta collaborazione con le gerarchie vaticane, anche se non sono ufficiali, “anticipando di quarant’anni l’opera del Centro Televisivo Vaticano, con i suoi videonotiziari settimanali ‘Octava dies’ e poi ‘Vatican magazine’”, trasmessi dal 1998 al 2017.

Viganò: fonti storiche sul cattolicesimo degli anni Cinquanta

Il presidente di Cast illustra infine le tre fasi del progetto: la ricerca e la catalogazione, la digitalizzazione dei materiali, e la messa a disposizione online, su un portale dedicato, presentato nell’evento a Palazzo Borromeo, e realizzato da Regesta.exe. Tra cento anni, sottolinea Viganò, “le fonti storiche per capire il nostro tempo saranno prima di tutto quelle audiovisive, per questo è importante ritrovarle e conservarle. Concetti che approfondisce nell’intervista a Vatican News.

Ascolta l’intervista a monsignor Dario Viganò

Cosa sono stati in sintesi i cinegiornali “Roma nel mondo” e come siete riusciti a recuperarli dall’oblio?

“Roma nel mondo” sono dei cinegiornali prodotti dalla San Paolo Film, voluta da don Alberione, che fu il più creativo interprete del magistero di Pio XII. Pensiamo a Famiglia Cristiana fondata nel 1931, pensiamo ad “Abouna Messias” nel ‘39 e appunto poi tra il ‘55 e il ’60 questi cinegiornali. Questi cinegiornali raccontano delle attività dei cattolici nel mondo e poi soprattutto l’attività, l’insegnamento del Papa e le iniziative presso la Santa Sede. Questi cinegiornali vengono distribuiti in tutto il mondo in sei lingue, arrivano addirittura in Alaska, in Groenlandia. Quindi è un’opera importante. Ma di questi cinegiornali non c’era più notizia, vennero dimenticati. Fino a quando Pierluigi Raffaelli, che stava compiendo delle ricerche presso gli archivi della Direzione generale del Ministero dei Beni Culturali, Sezione Cinema, trova alcuni documenti, soprattutto quelli che erano i visti di censura. E da lì si recuperarono i filmati, vennero depositati all’Istituto Luce. Insieme li abbiamo catalogati, ultimamente anche digitalizzati e arrivano su questo portale Cast, dove si può vedere il singolo servizio del cinegiornale, tutti gli altri servizi legati a quel identico cinegiornale e soprattutto, e questo è molto importante, i documenti archivistici, cioè di documenti cartacei ritrovati che saranno, man mano la ricerca va avanti, implementati sul sito.

Nella presentazione ha detto che per gli storici del futuro che vorranno indagare su questo tempo, questi saranno documenti importanti, fondamentali.

Certo, oggi ancora si fa la storia sugli archivi cartacei. Pensiamo a quanto sia importante l’Archivio apostolico vaticano: l’apertura della parte legata al pontificato di Pio XII ha messo in moto davvero gli studiosi. Poi gli studiosi hanno proprie interpretazioni, punti di vista, ma è importante avere questi documenti. Fra cent’anni ci saranno ancora i documenti cartacei, ma la bilancia penderà decisamente più su quelli audiovisivi. Ecco perché credo che Papa Francesco, con quella che è la sua visione sempre molto intuitiva, abbia proposto una mediateca apostolica, cioè un luogo di raccolta, custodia, catalogazione di tutto il materiale audiovisivo relativo ai vari pontificati e alla Chiesa. Io non so quando si farà e se si farà questa mediateca apostolica, però è certo che, così come la custodia del materiale audiovisivo è ritenuta urgente dalla Comunità Europea, a maggior ragione penso che all’interno dello Stato della Città del Vaticano, sarà bene appunto raccogliere per non disperdere e iniziare soprattutto a fare studio e ricerca.

Papa Pacelli e la sua attenzione al mondo del cinema

Il direttore del Centro di ricerca di Uninettuno su cattolicesimo e audiovisivi, Gianluca della Maggiore, presenta poi a Palazzo Borromeo tre servizi emblematici di “Roma nel mondo”. A partire dall’ “udienza invisibile” di Pio XII, che “riassume il valore di questi cinegiornali e la loro originalità tra i prodotti del periodo. La centralità di Pio XII e della Santa Sede, la vocazione internazionale e l’inedito sguardo sulle forme della religiosità nel mondo”. C’è tutta l’idea di cinema di Papa Pacelli, sottolinea il direttore di Cast, “il primo a far entrare, da camerlengo, le telecamere nel conclave che poi lo avrebbe eletto Papa”.

della Maggiore: immagini di una Chiesa che si globalizza

Grazie anche ai film dedicati a Pio XII, come Pastor Angelicus, “il suo emerge come il primo vero pontificato globale, che affronta anche le prime sfide della secolarizzazione”. Il programma dei cinegiornali è già nel nome: “Roma nel mondo”, dal centro della cristianità a tutto il mondo cattolico. Gli operatori della San Paolo film, “documentano anche l’insurrezione a Budapest del 1956”, mentre le immagini dell’Alaska del servizio sulla rubrica “Quadrante missionario”, sono mandate da un missionario degli Oblati di Maria. Con le suore che giocano a baseball insieme ai ragazzi che ricordano, per Gianluca della Maggiore, la partita di pallavolo tra i cardinali in “Habemus Papam” di Nanni Moretti. Ecco come approfondisce questi temi nell’intervista che ci ha concesso.

Ascolta l’intervista a Gianluca della Maggiore (Cast)

Direttore, cosa trovano da oggi gli studiosi dei mass media, gli storici e anche i curiosi sul vostro sito?

Quello che da oggi gli studiosi troveranno sul sito del Centro Internazionale di ricerca Cast di UniNettuno è la testata cinegiornalistica “Roma nel mondo”, prodotta dalla San Paolo Film tra il 1955 e il 1960, che racconta, unico cinegiornale fra tutti quelli prodotti in quegli anni, le attualità vaticane, con una rubrica di fondo specificamente dedicata ai fatti della Santa Sede e sulla vita del Pontefice in quegli anni.

Del patrimonio che avete recuperato, anche abbastanza fortunosamente, e restituito alla ricerca, per la presentazione avete scelto tre specifici servizi. Perché questa scelta? Che particolarità hanno e perché sono rappresentativi di tutto il resto del patrimonio?

Abbiamo scelto in primo luogo di mostrare l’ “Udienza invisibile”, questo è il titolo del cinegiornale, di Pio XII a 3000 monasteri di clausura sparsi in tutto il mondo. Perché ci racconta simbolicamente l’importanza storica di questo documento audiovisivo, cioè il fatto che grazie ai mezzi di comunicazione, questa udienza diventa dapprima udibile attraverso i microfoni di Radio Vaticana e poi visibile attraverso le cineprese della San Paolo Film, raccontando simbolicamente il senso di questa operazione cine giornalistica, ma anche il senso di un Pontificato nella sua proiezione globale. E l’altro filmato che abbiamo scelto si riferisce invece ai missionari in Alaska. Questa è un’altra caratteristica principale di “Roma nel mondo”, perché l’idea è quella di partire da Roma, centro della cristianità, dal Vaticano, per aprirsi a cerchi concentrici verso tutto l’universo cattolico e raccontare gli usi e costumi religiosi, la vita delle missioni, l’arte, la cultura e perfino lo sport. E il mondo missionario nel suo rapporto col cinema è certamente un tema molto affascinante. Basti pensare che Will Hays, quello che allora era definito lo “zar del cinematografo” dagli ambienti di Hollywood, quando incontrò Pio XI, il predecessore di Papa Pacelli, nel 1936, disse un po’ provocatoriamente e Papa Ratti che se la Chiesa avesse investito cinematograficamente sul mondo delle missioni e sul fascino dell’esotico, il mondo delle missioni avrebbe potuto far concorrenza a Hollywood. L’ultimo cinegiornale che abbiamo scelto riguarda le Missionarie della Stampa, cioè le suore paoline che vanno con le motociclette, con le vespe, in giro per tutta Italia a seminare il seme della buona stampa e che, grazie appunto al cinegiornale che le ritrae, fanno vedere come ci sia questo incontro importante fra una storia bimillenaria e il cinema, occhio del Novecento. La San Paolo Film è davvero centrale in tutta questa storia per l’intuizione di Don Giacomo Alberione, non a caso definito anche l’apostolo della stampa.

Il vostro primo lavoro di ricerca è stato innanzitutto quello di recuperare, di digitalizzare, questi cinegiornali e porli poi a disposizione di tutti. Però ora state anche facendo un’analisi del linguaggio delle immagini, e anche dei contenuti. Cosa emerge già dalla vostra analisi?

La cosa da sottolineare è proprio questo afflato universalistico che hanno questi cinegiornali anche proprio nell’uso del linguaggio audiovisivo, che li differenzia anche, ad esempio, dalla Settimana Incom o da cinegiornali dello stesso periodo. Significativo è il fatto che essi riescano a spaziare con le immagini in ambienti non toccati dal cinema, pensiamo ad esempio ai missionari in Alaska, ma ci sono immagini bellissime di monaci, ad esempio, che vanno sulle piroghe nel Congo, insomma tutta una serie di novità dal punto di vista audiovisivo che non si trovano in altri cinegiornali di quegli anni. Questa è la particolarità, il fatto che ci descrivano in maniera unica una religiosità in via di cambiamento, in via di globalizzazione.

Bufalini (Istituto Luce): in magazzino 5mila ore di filmati

A prendere infine la parola anche Enrico Bufalini, direttore dell’Archivio Storico Istituto Luce Cinecittà, che ricorda che il format dei cinegiornali è nato nel 1927 con l’Istituto Luce. “Un racconto documentario, di breve durata, con inquadrature sempre curate”. Il magazzino dei cinegiornali, spiega “è oggi di 5000 ore di filmati 4 milioni di fotografie, non tutte digitalizzate”. Un aiuto per proseguire il lavoro verrà dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, perché si tratta di “agenti di storia che formano le coscienze delle persone”.