Allarme Save The Children a Gaza: crisi senza precedenti, non bastano le tregue

Vatican News

Jason Lee, direttore dell’organizzazione nei territori palestinesi, denuncia la grave situazione nella Striscia, dove sono ripresi i combattimenti. Morte oltre cento persone dalla fine della tregua, mentre i minori uccisi dall’inizio della guerra sono ottomila. Arrivati attraverso Rafah un terzo dei camion di aiuti in meno rispetto a prima del 7 ottobre. Si lavora ad un nuovo accordo sugli ostaggi tra Israele e Hamas

Michele Raviart – Città del Vaticano

“La tregua non è un’alternativa al cessate il fuoco. Quello che sta accadendo a Gaza è senza precedenti e nessuna agenzia umanitaria è in grado di affrontare l’emergenza da solo”. Ad affermarlo è Jason Lee direttore di Save The Children nei Territori palestinesi occupati, parlando con i giornalisti in una conferenza online di ritorno dal sud della Striscia. All’indomani della scadenza della tregua tra Israele e Hamas, che ha portato al rilascio di 110 ostaggi israeliani da Gaza e di 240 palestinesi detenuti nelle carceri israeliani, i combattimenti sono ripresi e la situazione, spiega Lee, “è brutta e sta peggiorando”. Almeno 109 secondo il ministro della Sanità della Striscia guidato da Hamas, le vittime dalla ripresa dei combattimenti.

Un minore ferito ogni cinque minuti

Dall’inizio della guerra sono ottomila i minori uccisi o dispersi. Ne viene ferito uno ogni cinque minuti. Sette morti su dieci sono donne o bambini. Durante la tregua alcuni aiuti sono arrivati nella parte meridionale della Striscia dal valico di Rafah controllato dall’Egitto ma, come ha affermato l’Onu, ricorda Save The Children in un comunicato, “il volume dei beni di prima necessità è stato insufficiente a soddisfare le ampie esigenze di 1,8 milioni di persone sfollate dalle loro case”. Oltre mille i camion di aiuti arrivati, secondo l’Oxfam, un numero che è tuttavia inferiore di un terzo rispetto a quelli che arrivavano prima. Sovraffollati anche i pochi ospedali rimasti.

Migliaia di famiglie fuori dai rifugi

Jason Lee, come gli altri membri dello staff dell’organizzazione che da oltre cento anni si occupa di aiutare i bambini nelle zone di conflitto, si è riparato nei rifugi organizzati per proteggere la popolazione, ma sono migliaia le famiglie che si trovano al di fuori. “Manca cibo e acqua, in media c’è una toilet disponibile ogni seicento persone”, racconta Lee, che racconta di aver visto una famiglia disperata nel trovare il latte per un bambino di pochi mesi a cui era morta la madre.

Una delle peggiori crisi umanitarie mai viste

In questo contesto, si ribadisce ancora nel comunicato, “la mancata estensione della tregua rappresenta una condanna a morte per i bambini di Gaza. “Ogni volta che gli sforzi diplomatici falliscono”, ha dichiarato Lee,, le conseguenze ricadono su tutti i bambini di Gaza, Israele e Cisgiordania. Ancora una volta, i minori di Gaza si sono svegliati al suono degli attacchi aerei. Ancora una volta rischiano di essere uccisi dalle bombe, dalla fame, dalle malattie o dalla disidratazione. 56 giorni di intensa violenza e distruzione hanno prodotto una delle peggiori crisi umanitarie mai viste nella regione e questa pausa di sette giorni non ci ha permesso di portare a Gaza gli aiuti e il personale necessari per fornire assistenza salvavita a 1,1 milioni di minori e alle loro famiglie”.

Gli Usa al lavoro su una nuova tregua

Intanto gli Stati Uniti hanno affermato di continuare a lavorare per una nuova tregua umanitaria, dopo che quella scaduta oggi, secondo il segretario di Stato Anthony Blinken, “è terminata a causa di Hamas” dopo l’attacco a Gerusalemme di ieri. I combattimenti, poi, riferiscono fonti politiche israeliana, non fermano i negoziati per la liberazione dei 137 ostaggi rimasti in mano agli islamisti. “Se Hamas libera dieci donne”, ha aggiunto la fonte, “prenderemo in esame una tregua di un giorno”.