Chiesa Cattolica – Italiana

Algeria: attesa per i risultati del primo voto dopo Bouteflika

Fausta Speranza – Città del Vaticano

Nella Repubblica Democratica Popolare di Algeria, il Movimento della Società per la Pace (Msp) ha rivendicato la vittoria elettorale in attesa della pubblicazione dei primi esiti del voto, che si è svolto sabato 12 giugno. In un comunicato, il partito conservatore afferma di essere “primo nella maggioranza delle wilaya (prefetture) e all’estero” e “mette in guardia contro i numerosi tentativi di modificare i risultati del sondaggio”. Sono stati circa 24 milioni gli algerini chiamati ad eleggere per cinque anni i 407 deputati dell’Assemblea nazionale del popolo. Hanno dovuto scegliere tra 2.288 liste, di cui più di 1.200 pubblicizzate come ‘indipendenti’.  Si è trattato delle prime legislative dalle dimissioni di Bouteflika e sotto la nuova Costituzione algerina approvata tramite referendum popolare nel novembre 2020. 

Primo risultato l’astensione

L’affluenza alle urne, a livello nazionale, ha raggiunto solo il 30,2 per cento, il tasso più basso da almeno 20 anni per le elezioni legislative, ha reso noto il presidente dell’Autorità elettorale nazionale indipendente (Anie), Mohamed Chorfi. Alle ultime elezioni legislative del 2017 si era attestato al 35,7 per cento (42,90 per cento nel 2012).

Il boicottaggio di Hirak

La tornata elettorale è stata caratterizzata da un altissimo tasso di astensione,  dopo gli inviti al boicottaggio lanciati dal movimento di protesta popolare denominato “Hirak” e da parte dell’opposizione. L’ Algeria è andata  al voto in un clima di tensione, dopo che pochi giorni prima erano stati fermati due dei più noti giornalisti del Paese e un attivista di punta dell’Hirak, il “movimento”, la principale forza che contesta quanti hanno preso il potere negli ultimi due anni dopo l’uscita di scena di Bouteflika. 

E’ stato denunciato da Amnesty international l’arresto dei reporter Khadel Drareni e Ihsane El Kadi e di  Karim Tabbou,  l’attivista che  era già stato in carcere dal settembre del 2019 al luglio del 2020 ed era stato liberato con la proibizione di svolgere attività politica. Da parte sua, il presidente Tebboune ha dichiarato di voler evitare ogni rischio e di voler portare avanti il progetto di costruire una “nuova Algeria libera dalla corruzione”. 

Un voto anticipato

Le elezioni parlamentari erano previste nel 2022 ma il presidente Tebboune ha spiegato di volerle anticipare a fronte di un malcontento crescente. Con una mossa definita dai critici “populista”, il presidente ha firmato un decreto volto a incoraggiare i giovani a “partecipare al processo di costruzione di nuove istituzioni credibili e degne di fiducia”. In Algeria il 70 per cento della popolazione ha meno di 30 anni e la disoccupazione giovanile è al 50 per cento. Si sono presentati 1.500 candidati, indipendenti e attivisti della società civile, accademici e professionisti. Secondo il leader del movimento Hirak nel Paese non è in atto un vero cambiamento perché le leve del potere e il controllo di un’economia, ancora basata sul petrolio e grandi imprese statali, restano nelle mani dei militari che questo movimento di opposizione considera eredi del vecchio rais Abdelaziz Bouteflika.

L’uscita di scena di Bouteflika

Nella primavera del 2019 per settimane fiumi di persone hanno invaso le strade di Algeri  per opporsi a quella che sarebbe stata la quinta candidatura dell’ottantaduenne  Abdelaziz Bouteflika, per il Fronte di Liberazione Nazionale, che nel 2013 era stato colpito da un ictus e veniva considerato il presidente fantasma di un regime ormai dittatoriale.  Ogni venerdì, il movimento di protesta si è via via allargato, sempre con manifestazioni pacifiche, e dopo Algeri i cortei si sono moltipicati ad Orano, Costantine e in molte altre città in tutta l’Algeria.

Dopo alcuni tentativi di placare le folle – ad Algeri hanno sfilato un milione di persone – nella notte tra il 2 e il 3 aprile 2019 Abdelaziz Bouteflika ha firmato le sue dimissioni. Aveva partecipato attivamente alla liberazione dell’Algeria dalla Francia nel 1962 ed era stato un apprezzato ministro degli Esteri nei primi governi indipendenti, poi era diventato l’espressione di un oligarchia che non dava fiato al Paese. 

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