Afghanistan, il racconto di chi resiste per aiutare la popolazione

Vatican News

Antonella Palermo – Città del Vaticano

A distanza di un anno dall’abbandono delle forze internazionali e dall’instaurazione del governo talebano, l’Afghanistan è ora vicino al collasso con più di 23 milioni di persone a rischio di grave insicurezza alimentare, una crisi economica devastante, l’aumento della povertà, del bisogno di servizi essenziali e della criminalità. I disastri naturali – si ricordi il terremoto di magnitudo 5.9 che il 22 giugno ha coinvolto la provincia di Paktika, nel sudest del Paese, provocando più di mille morti – e l’isolamento e le sanzioni internazionali, il congelamento delle riserve afgane all’estero e la conseguente crisi bancaria e finanziaria aggravano una situazione allo stremo. Secondo UNAMA, la Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, almeno il 59% della popolazione necessita oggi di assistenza umanitaria, 6 milioni di persone in più rispetto all’inizio del 2021.

Intanto, un alto esponente religioso talebano noto per i suoi discorsi infuocati contro lo Stato islamico è stato ucciso oggi nella sua madrassa a Kabul in un attacco suicida rivendicato proprio dall’Isis. Rahimullah Haqqani, che di recente aveva parlato pubblicamente a favore del permesso alle ragazze di frequentare la scuola, era sopravvissuto ad almeno due precedenti tentativi di omicidio, di cui uno in Pakistan nell’ottobre 2020.

Le cure del presidio Emergency

L’organizzazione umanitaria Emergency conta più di 16.000 ammissioni negli ospedali di Kabul, Lashkar-gah, Anabah e oltre 90.000 visite in oltre 40 Posti di primo soccorso; 3.000 ammissioni solo a Kabul, dove ancora per più del 90% si è trattato di vittime di guerra. Dopo il 15 agosto è rimasta in Afghanistan testimoniando la gravità delle condizioni della popolazione. Continua a ricevere quotidianamente persone colpite da arma da fuoco, da proiettili a schegge, da arma da taglio, soprattutto coltellate, da esplosioni di mine e ordigni improvvisati. Le vittime di guerra rappresentano ancora il 93,5% dei pazienti. Per il 30%, oltre 400 casi, si tratta di bambini e ragazzi con età inferiore ai 18 anni, che spesso rimangono vittime di incidenti durante il gioco o nella spazzatura mentre rovistano alla ricerca di cibo. 

Dopo agosto 2021 sono continuati gli attentati nella capitale, in particolare attacchi terroristici ai danni di luoghi di culto e istruzione ad opera di gruppi armati o provocati da esplosioni di IED, Improvised Explosive Device, ordigni improvvisati. Secondo UNAMA nel periodo compreso tra metà agosto 2021 e metà giugno 2022 sono state 2.106 le vittime civili (700 uccisioni, 1.406 feriti) di attacchi riconducili a gruppi armati. Il numero di vittime di guerra è diminuito in alcune aree, ma sono emersi anche altri bisogni: nel Centro chirurgico di Lashkar-gah, uno degli epicentri degli scontri prima che la guerra terminasse, sono stati aperti i criteri di ammissione anche alla traumatologia civile e da agosto 2021 a oggi sono stati ricevuti per oltre il 40% bambini. 

Se a Kabul permane un livello di insicurezza e violenza sempre molto alto, nella Valle del Panshir, una delle zone più tranquille del Paese negli ultimi vent’anni, la situazione a livello di sicurezza – con alcuni attacchi e massiccia presenza di forze armate – sembra essere addirittura peggiorata. Le necessità sanitarie rimangono sempre alte. In risposta al Emergency ha allestito una clinica da campo nell’area di Barmal, epicentro del sisma ultimo. In poco più di un mese di attività, ha garantito cure a oltre 4.500 persone. A fine luglio 2022, passata la fase emergenziale, l’intervento si è concluso con un passaggio di consegne alle autorità locali.

L’appello di Intersos ai Paesi donatori

Anche Intersos continua a vivere nel Paese martoriato dove 7 milioni di persone oggi vivono sull’orlo della fame e dove il finanziamento della Banca Mondiale alle strutture sanitarie è stato tagliato dopo la presa del potere da parte del nuovo governo. L’accesso alle cure per le donne è difficile e la percentuale di donne che muore durante il parto è tra le più alte al mondo. Nei primi sei mesi del 2022, l’ospedale provinciale della provincia afghana di Zabul, dove gli operatori e i sanitari di Intersos lavorano, ha registrato un aumento del 70% nel numero di bambini malnutriti ricoverati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’ospedale sta operando con una capacità più che raddoppiata. 

Se i fondi per lo sviluppo non torneranno in Afghanistan e se l’economia non riceverà una spinta urgente – avverte Intersos – il sistema sanitario, già sovraccarico, sarà messo in ginocchio. L’organizzazione esorta i Paesi donatori a finanziare interamente l’appello delle Nazioni Unite di 4,4 miliardi di dollari per l’Afghanistan, per consentire agli operatori umanitari di rispondere ai crescenti bisogni della popolazione. Intersos chiede tuttavia alla comunità internazionale e ai Talebani anche di trovare un modo per rispondere alle necessità più urgenti. Un modo chiaro per farlo – precisano ancora da Intersos – sarebbe di restituire i beni congelati dell’Afghanistan alla banca centrale del Paese e che i governi statunitense e polacco consegnino all’Afghanistan la valuta afghana stampata che è stata acquistata e pagata dal precedente governo lo scorso anno. Intersos è dell’avviso che queste due misure affronterebbero la crisi di liquidità e consentirebbero alle persone di accedere ai propri risparmi, alle imprese di riaprire e alle persone di trovare lavoro, guadagnare un reddito e sfamare nuovamente le proprie famiglie.