Ad Assisi 800 anni fa l’incontro tra Francesco e Antonio

Vatican News

Marina Tomarro – Città del Vaticano

Il 30 maggio del 1221 frate Antonio, giovane naufrago proveniente dal Portogallo, insieme a tutti i frati dell’Ordine raggiunse Santa Maria degli Angeli ad Assisi, per partecipare alla grande assemblea del Capitolo delle stuoie. In quell’occasione il giovane Antonio poté vedere e ascoltare le parole di frate Francesco già molto malato e gravato dai numerosi impegni. Eppure quell’incontro fu un fuoco interiore per Antonio, che non lo dimenticò più. Tra i due santi vi fu poi un contatto epistolare tra la fine del 1223 e l’inizio del 1224. Francesco inviò ad Antonio un biglietto, in cui lo autorizzava ad insegnare la teologia ai frati, ma raccomandandosi che ciò non andasse a scapito della preghiera. Il significato era quello dell’investitura di Antonio a predicatore e maestro di teologia ex cathedra da parte di Francesco, ponendo però il primato di Dio su tutto, senza ostacolare o impedire la fioritura dei talenti personali.

Alla scuola di Francesco e di Antonio

“Di solito questi due santi non si collegano tra di loro – spiega monsignor Domenico Sorrentino arcivescovo di Assisi, che questo pomeriggio alle 19 nella Basilica Superiore di San Francesco  presiederà la preghiera fraterna, dove verrà esposto il busto reliquiario di sant’Antonio di Padova –. Spesso nella devozione popolare Sant’Antonio è visto come il Santo dei miracoli, ed è un po’ staccato da questa dimensione francescana. Ma la sua fu una conversione nella conversione, perché proprio dopo il martirio dei primi francescani, lui fece tutto un percorso spirituale, e l’ideale della povertà per essere pienamente conformi a Cristo abbracciata da Francesco, accese il suo animo e perciò per lui questo incontro fu molto importante. Successivamente le loro strade si incrociarono di nuovo, anche se solo attraverso uno scambio di epistole, quando Antonio dovette chiedere a Francesco di poter studiare teologia. Il permesso gli fu accordato, ma Francesco si raccomandò che fosse sempre uno studio permeato di devozione e di fede in Dio. E infatti Antonio fu un predicatore infiammato dalla fede, dall’amore per Cristo. Ed è bello ritrovare in loro questo punto in comune: al centro di tutto e della loro vita c’era solo Cristo”.

Ascolta l’intervista al vescovo Domenico Sorrentino

Eccellenza, perché nella devozione popolare questi Santi sono così venerati?

R – Francesco ha il fascino di una vita modellata in maniera letterale al Vangelo. E lo ha fatto con gesti profetici che ancora oggi scuotono, come ad esempio la spoliazione fisica di tutti i beni materiali. Antonio è il Santo dei miracoli, che la gente sente vicino, che invoca in caso di necessità, è colui che intercede presso Dio per gli uomini. Ha sempre avuto questo speciale carisma già in terra e continua ad esercitarlo dal Cielo. Poi naturalmente i Santi li possiamo invocare tutti, è Dio che ci è vicino attraverso di loro. Francesco ed Antonio hanno un fascino specialissimo, e per questo li sentiamo tanto vicini.

Ma cosa rimane dei loro insegnamenti nel mondo attuale?

R – Rimane tutto. In qualche caso bisogna attualizzare il loro messaggio, ma rimane tutto, perché Cristo è alla fine la vera risposta ai bisogni dell’uomo e alle attese profonde del cuore umano. A volte quando mi capita di parlare con i francescani qui ad Assisi, dico loro che se vogliamo parlare veramente di ciò che dice Francesco all’uomo d’oggi, su dieci parole, nove devono essere per Gesù e una per Francesco. Perché lui questo voleva, perdersi in Gesù e lo stesso anche Antonio. Ma sono tanti gli aspetti dei loro messaggi che rimangono assolutamente attuali. Si pensi al discorso della casa comune, del Creato, questi santi hanno intuito tutto questo e lo hanno anticipato. E questi loro insegnamenti li troviamo poi come in una ideale continuazione con i santi di oggi. Quando nel Santuario della Spoliazione mi trovo a parlare del beato Carlo Acutis, che è sepolto in quella chiesa, è evidente che quello che ha fatto Francesco, Carlo lo ha tradotto in termini attuali. Lui ci ha raccontato, attraverso la sua vita, un cristianesimo fatto di cose essenziali e semplici. Allora come mettersi in ascolto della scuola di Francesco ed Antonio? Basta entrarci dentro con  umiltà per capire che quello che loro hanno detto e hanno fatto nella cultura del loro tempo, e nel loro contesto sociale, sono declinabili oggi con la visione e il linguaggio dei nostri tempi”.